Una ricetta. Le polpette di melanzane.

Mi soffermo spesso a pensare a cosa sia per me una ricetta, cosa deve essere stata nel tempo, a come una ricetta si trasmetta e si modifichi, acquisendo sempre qualcosa del passaggio da una persona all’altra.

Difficilmente sono una di quelle che segue le ricette pedissequamente. Ho sempre bisogno di metterci del mio, di conferire a qualsiasi preparazione la mia impronta. Forse perché una ricetta, di per sé, è qualcosa di freddo, di sterile, di imposto. Ho bisogno di vedere la vita che scorre dietro quella ricetta, di sentire la persona che l’ha ideata, di percepire che c’è dell’amore e dell’impegno dietro quel particolare assemblaggio di ingredienti. È anche per questo che amo tantissimo leggere di cibo nel senso in cui oggi, finalmente, intendiamo il food writing anche in Italia. 

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Anche i blog che seguo sono fatti così, per la maggior parte. Sono blog che parlano della persona che sta scrivendo, che raccontano qualcosa di lei, che ne costituiscano un ritratto vero e sincero.

In qualche modo noi siamo ciò che cuciniamo. E condividere una ricetta deve significare condividere parti di noi stessi.

I primi siti di cucina che si sono affacciati sul web erano semplici ricettari, con dosi e procedimenti. Poi (e per fortuna!) qualcosa è cambiato. Qualcuno ha cominciato ad utilizzare la ricetta come scusa per raccontare e questi racconti si sono fatti sempre più interessanti ed appassionanti. Penso a blog come Juls’Kitchen, Ricette & vicende, Con le mani in pasta, Ma che ti sei mangiato o Vaniglia – Storie di cucina. La situazione del food writing in Italia sta evolvendo molto rapidamente dopo anni di immobilismo. Forse non solamente chi scrive ma anche chi legge sta acquisendo una maturità tale da permettergli di operare delle scelte consapevoli e di chiedere qualcosa di più della semplice ricetta.

Perché dietro ogni ricetta c’è una storia ed è una storia che vale sempre la pena di essere raccontata.

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Amo vedere la ricerca, lo studio, la creatività e l’impegno che si nascondono dietro una lista di ingredienti. Mi piace realizzare che niente sta lì a caso ma sta lì perché è il suo posto, è esattamente dove dovrebbe stare. In fondo come abbiamo imparato a cucinare un po’ tutti noi? Osservando le persone che amiamo mentre lo facevano. Quasi tutti noi appassionati di cucina abbiamo una mamma, una nonna o -perché no?- anche un padre che amava stare dietro ai fornelli e amava raccontarci cosa stava facendo. E noi, arrampicati su una sedia, osservavamo quelle mani ed ascoltavamo quei racconti. Non è stato così anche per voi? E come quel cibo nutriva il nostro corpo allo stesso modo quei racconti nutrivano la nostra anima. Avevamo bisogno di quelle parole e ne abbiamo bisogno anche ora, anche oggi che siamo adulti e che, magari, siamo noi a trasmettere quei racconti di cucina a qualcun altro.

Rivedo sempre le mani di nonna Lina quando preparo le ricette che lei mi ha insegnato. Cucinarle è come evocarne la presenza, sentire che lei è ancora qui con me, accanto a me. Mi manca e mi mancherà sempre. La mancanza non si è attutita con gli anni. Ma ho avuto la fortuna di poterla vedere all’opera tante volte intorno ai fornelli della sua cucina gialla. Ho appuntato dosi e procedimenti su foglietti volanti o su quaderni che adesso hanno le pagine consunte. Altre ricette sono impresse nella mia memoria e riesco a rifarle perché ricordo tutti i suoi gesti. Cucinare è un atto d’amore ed il tempo passato in cucina con nonna Lina è stato per me la manifestazione del suo affetto. Ed attraverso le sue ricette cerco di trasmettere un po’ del suo amore alle persone che amo a mia volta, a quelle che ha conosciuto e a quelle che non hanno avuto la fortuna di conoscerla.

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Ci sono ricette che si trasmettono di generazione in generazione e restano, nonostante il cambiamento di gusti ed abitudini. A volte mi chiedo perché ci sono piatti che hanno centinaia di anni ed altri che non superano qualche decennio. Ci sono ricette dimenticate che è bello riscoprire e ricette fin troppo note che hanno ancora tantissimo da dire.

Le polpette di melanzane sono una di quelle ricette. Mi piace pensare che la loro origine sia siciliana ma, facendo un po’ di ricerche, le ho trovate attribuite anche a Calabria e Puglia. In ogni caso, qualsiasi regione ne rivendichi la paternità, è innegabile il fatto che siano buonissime.

Ne esistono molte versioni più o meno elaborate. Io, come ormai sapete, prediligo la strada della semplicità e la mia ricetta riduce gli ingredienti ai minimi termini! Quello che è essenziale, in questo caso, è la cottura in forno delle melanzane. Ho letto varie ricette in cui le melanzane venivano ridotte a dadini e saltate in padella o addirittura bollite (ecco: per me la melanzana bollita rasenta la follia!). Per me il sapore della melanzana arrostita in forno è impareggiabile ed è il metodo di cottura che preferisco per le melanzane insieme alla griglia. In forno la melanzana acquista una nota affumicata che si sposa benissimo con il suo sapore e lo esalta. Potete utilizzare tutti i tipi di melanzana, state solo attenti a sceglierne di dimensioni simili per avere una cottura uniforme. Io, per questa ricetta, prediligo le melanzane tonde ma è solo una questione di gusti. Per il resto gli ingredienti sono gli stessi delle classiche polpette di carne niente di più. Per ottenere una ricetta in cui sia ancora più spiccato il rimando alla Sicilia potete sostituire il Parmigiano con 80 gr di caciocavallo.

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Potete preparare le polpette di melanzane in anticipo e riscaldarle in forno prima di consumarle oppure mangiarle a temperatura ambiente. Potete anche congelarle per avere sempre a portata di mano un secondo che è veramente un jolly in cucina e piacerà a tutti!


Polpette di melanzane

Porzioni: 4 persone    Tempo di preparazione: 15 minuti     Tempo totale: 1 ora e 25 minuti + riposo

Ingredienti:

800 gr di melanzane

120 gr di pangrattato + quello per impanare

120 gr di Parmigiano Reggiano

2 uova

1 spicchio d’aglio

1 cucchiaio di prezzemolo fresco tritato

sale qb

pepe qb

olio extravergine di oliva qb

Preparazione:

Per prima cosa preparare le melanzane.

Preriscaldare il forno ventilato a 200° C. Lavare le melanzane e tagliare le estremità verdi. Adagiarle in una teglia rivestita di carta da forno e cuocerle, posizionando la teglia nella parte alta del forno, per 45 minuti. La durata della cottura dipende dalla grandezza delle melanzane ma è essenziale che, a fine cottura, la polpa sia morbidissima e cremosa e si stacchi facilmente dalla buccia. Se necessario, quindi, proseguire la cottura ancora per qualche minuto.

Una volta che le melanzane sono pronte tagliarle a metà per il lato lungo ed attendere che si raffreddino completamente.

Nel frattempo sbattere le uova in una ciotola sufficientemente grande da contenere comodamente tutti gli ingredienti, aggiungere il pangrattato, il Parmigiano grattugiato, l’aglio tritato e il prezzemolo.

Quando le melanzane sono fredde scavare la polpa e metterla a scolare una decina di minuti in un setaccio strizzandola bene per eliminare l’acqua in eccesso.

Aggiungere le melanzane agli altri ingredienti, amalgamare bene e regolare di sale e pepe. Formare delle polpette della grandezza di un’albicocca e passarle nel pangrattato in modo da ricoprirle completamente.

Preriscaldare di nuovo il forno statico a 200° C. Versare un filo di olio in una teglia, adagiarvi le polpette di melanzane e cuocerle per 25 minuti a metà altezza.


La melanzana è una delle verdure più utilizzate in special modo nella cucina medio orientale. Da qualche parte ho letto che, quando fu importata in occidente, venne considerata velenosa e utilizzata come pianta ornamentale ma non veniva mangiata. Poi, per fortuna, le cose sono cambiate e la melanzana è diventata una delle protagoniste indiscusse anche della nostra cucina.

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Partendo dal Medio Oriente una delle ricette più buone e semplici per gustare le melanzane è il baba ganoush una salsa che si usa consumare come antipasto accompagnandola con pane o verdure crude. Se volete provarlo potete fidarvi della ricetta di Elisa di Kitty’s Kitchen.

Spostandoci in Grecia, invece, troviamo il corrispettivo della nostra parmigiana, ovvero la moussaka; una teglia fumante di carne, melanzane e besciamella. Io, letteralmente, l’adoro e ogni volta che mi trovo a provare un nuovo ristorante greco la moussaka è il mio metro di paragone per valutare la qualità del posto. Se la moussaka viene bocciata sarà difficile che ci rimetta piede! La ricetta che trovate su grEAT è molto vicina  a quella che preparo anche io e, in ogni caso, quando si tratta di ricette greche bisogna fidarsi per forza di Irene!

Per concludere, ed arrivare finalmente in Italia, un altro piatto che amo tantissimo è la pasta alla Norma. Anche in questo caso bisogna per forza fidarsi  degli esperti, per cui provate la ricetta di Siciliani creativi e non sbaglierete.

Fatemi sapere se proverete le polpette di melanzane e, se vi sono piaciute, condividete la mia ricetta utilizzando l’hashtag #lovejamieblog.

Siete anche voi dei melanzana addicted? Oppure potete tranquillamente farne a meno? Quali sono le vostre ricette preferite con le melanzane? Se vi va potete farmelo sapere nei commenti.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. amleta ha detto:

    Qualche giorno fa ero a Gatewick, aeroporto di Londra, e l’unica cosa buona da mangiare era un mega panino chiamato “Jamie” ed era buonissimo. Il bello è che io sono intollerante al glutine e al lattosio ma ho viaggiato serena e tranquilla e non ho visto il bagno per tutto il viaggio 😊

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  2. Valentina ha detto:

    Incredibile! Vedi? Jamie fa miracoli anche solo con il suo nome. Lo avevo sempre sospettato!

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