La condivisione del cibo e la tradizione delle tagliatelle al ragù

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Quando penso al cibo la prima cosa che mi viene in mente è la condivisione. Se ci pensate i piatti che preferiamo, quelli che amiamo di più, sono quasi sempre piatti che qualcuno ci ha cucinato ed ha condiviso con noi. Quasi sempre si tratta di piatti che risalgono alla nostra infanzia, legati all’affetto di persone che si sono prese cura di noi. Quando qualcosa è davvero buono ogni istinto egoistico tende a scomparire e la condivisione diventa necessaria. Ho vissuto per diversi anni da sola ma non ho memoria di piatti cucinati solo per me che siano entrati a far parte di uno dei miei quaderni di ricette. Tutti i piatti che potete trovare tra quelle pagine o sono ricette di famiglia, soprattutto di mia nonna Lina o di mio padre, oppure sono i piatti che ho scoperto e cucinato ai tempi dell’università, quando condividevo i miei pasti con i miei coinquilini. E oggi che condivido i miei pasti con Davide la mia fantasia culinaria è al suo apice.

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Cucinare per qualcuno, confrontarsi con un’altra persona sulla riuscita del piatto, donare gioia e piacere attraverso il cibo, credo che siano le cose che mi spingono di più a continuare a cucinare ed a migliorarmi. Quando qualcosa mi viene veramente bene il mio primo pensiero è di inserirlo nel menu di una cena con amici in modo che altri lo possano assaggiare. Quando realizzo qualcosa di buono il primo pensiero è ” a chi potrebbe piacere altrettanto? Chi comprenderebbe la bontà di ciò che ho appena cucinato?” E subito scatta la voglia di condividerlo con quella determinata persona. Recentemente ho messo a punto una ricetta perfetta per la granola ed ho pensato subito che sarebbe piaciuta a Tiziana. Così, quando l’ho rifatta, gliene ho portata un sacchetto. Lunedì ho cucinato le lasagne bianche di Tieghan mentre Davide era al corso d’inglese ma, quando le ho assaggiate, ho subito pensato a quanto sarebbero piaciute a lui più di quanto piacessero a me. Certe ricette che ho scoperto e cucinato nei primi anni di università mi ricordano inevitabilmente Sabina e penso a quanto le piacessero e a quanto ancora le rammenti.

Il cibo è uno dei modi migliori per creare legami.

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Nella mia tradizione di famiglia il ragù migliore è quello di nonna Lina. Come lei faceva il ragù nessuno mai. E io ricordo quanto attentamente la osservavo per carpire tutti i segreti di quel ragù perfetto. Mia madre provava spesso ad imitarlo ma il suo ragù non veniva mai come quello di nonna. Eppure io non ho mai voluto fare un ragù uguale al suo. Il mio desiderio è sempre stato fare un ragù più buono del suo. Ho sempre avuto l’ambizione di fare qualcosa di estremamente buono ma, allo stesso tempo, estremamente personale. Non aspiro a riprodurre alla perfezione il piatto di qualcun altro, sebbene buonissimo, ma a fare qualcosa di mio altrettanto buono; se possibile anche di più.

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Quindi l’attenta e scrupolosa osservazione di nonna Lina mentre cucinava il suo ragù era, nello stesso tempo, un momento di rielaborazione di quei gesti, per riuscire non tanto a ripeterli uguali, quanto a ricavarne tutto il meglio per poterlo migliorare ancora, per poterlo rendere mio, personale.

E oggi posso dire di aver raggiunto una mia ricetta del ragù che sento veramente mia, che riesco a fare sempre uguale, con la quale vado ormai sul sicuro, una ricetta affidabile che parla di me.

La forza del mio ragù sta nel battuto di verdure a piante aromatiche che ne costituisce la base e che dà consistenza e robustezza al piatto. Paradossalmente non è la carne la parte fondamentale del mio ragù ma la parte vegetale. Quanto al pomodoro c’è ma non deve sovrastare. Il gusto della carne deve prevalere su quello del pomodoro, motivo per cui non ne metto mai tantissimo. Infine il segreto sta nella cottura, lenta e regolare, senza sbalzi di temperatura ma sempre sull’orlo del bollore.  Per fare un buon ragù non si possono prendere scorciatoie. Quel tempo è necessario. E’ un ingrediente del piatto, allo stesso modo della carne o del battuto.

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E quando, dopo le ore necessarie, il ragù è pronto sapete qual è il piacere più grande? Assaggiarlo su una fetta di pane fresco; basta un pezzetto, un cantuccio, immergetelo nel ragù ancora fumante, vi scotterete immancabilmente la lingua nell’assaggio ma fatelo lo stesso, ad occhi chiusi, ed assaporate tutta l’incredibile bontà di questo sugo aromatico, corposo, saporitissimo. Solo per quel pezzetto di pane intinto nel sugo sarà valsa la pena di aver passato mezza giornata si fornelli.

Le tagliatelle al ragù sono perfette per il menu di Natale. Oltre ad essere un piatto della tradizione hanno l’enorme vantaggio di poter essere preparate in anticipo, così da non doversi trovare pieni di cose da fare all’ultimo momento. E poi il ragù è una di quelle meravigliose preparazioni che il giorno dopo sono ancora più buone!

Ragù

Se non avete mai fatto la pasta fresca questo Natale potrebbe essere l’occasione per cominciare. Scoprirete che è molto più semplice di quel che pensavate e stupirete amici e parenti con un piatto di tagliatelle fatto interamente in casa. Io ve lo consiglio ma, se non ve la sentite, basterà che scegliate delle ottime tagliatelle, meglio se prese in un pastificio artigianale.

Ma se vi ho convinti e vi volete cimentare nella preparazione vi lascio la mia ricetta per le tagliatelle. Potete prepararle qualche ora prima e lasciarle seccare su un canovaccio pulito cosparso di semola fino a quando non è il momento di cuocerle.

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Tagliatelle

Come ogni buona tradizione che si rispetti il ragù ha conosciuto molte variazioni, tanto che non ha più molto senso parlare del ragù quanto dei ragù.

Il ragù bianco di coniglio di Manuela è una validissima alternativa al ragù classico, soprattutto per chi predilige la carne bianca. Manuela ci condisce delle pappardelle di farro allo zafferano che mi ispirano tantissimo e che prima o poi dovrò provare a fare.

Laura ci offre una versione vegetariana del ragù, ovvero il ragù di nocciole. Anche questa è un’altra idea da provare, soprattutto per i tempi rapidi di cottura. Personalmente, se voglio una versione vegetariana del ragù, cucino il ragù di cavolfiore. Nelle prossime settimane lo condividerò qui sul blog perché è una di quelle ricette ‘necessarie’, soprattutto perché non direste mai che è fatto di cavolfiore!

Infine Giulia ci propone diversi tipi di ragù nel suo blog, tra cui questo ragù di salsiccia che lei presenta abbinato a degli gnocchi di patate. Anche questo è un accostamento che mi ispira moltissimo e non so perché ancora non mi sia cimentata con questa ricetta. Ma credo che rimedierò molto presto…

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