Le mie colazioni da quando siamo in due. I biscotti al caffè e cioccolato di Rossella.

I cambiamenti sono lenti.

Diffidate sempre di chi vi dice il contrario.

La nostra mente si adagia su abitudini consolidate e meccanismi noti. Non ama riprogrammarsi ogni volta. Ama il sentiero sicuro, quello che percorre con meno fatica possibile, quello di cui conosce ogni salita ed ogni svolta.

Ma i cambiamenti sono anche ciò che ci dà più soddisfazione, come esseri umani. La possibilità di scegliere da soli il proprio percorso, la certezza di non essere succubi di un destino già scritto, la gioia di realizzare ciò che davvero vogliamo nonostante le difficoltà da superare.

Sono anni che lavoro sul cambiamento in cucina, fondamentalmente con un duplice scopo: mangiare sano ed evitare gli sprechi.

Mangiare sano significa non demonizzare nessun alimento ma saper scegliere cosa moderare o consumare con parsimonia e cosa prediligere nell’alimentazione quotidiana.

Evitare gli sprechi significa scegliere il riciclo, il riutilizzo e ridurre gli scarti alimentari.

La scelta di acquistare sempre meno prodotti confezionati ed industriali rientra in entrambe le scelte.

Ormai sappiamo che il prodotto industriale è tutto meno che sano, anche (e forse soprattutto) quando per sano vogliono farlo passare. Inoltre il prodotto confezionato impiega necessariamente plastica ed altro materiale di scarto che potrebbe tranquillamente essere evitato con grande giovamento per il nostro ambiente.

Ultimamente, ad esempio, sto facendo una grande attenzione alle uova. Siccome un’altra delle tematiche a cui tengo moltissimo è quella del trattamento degli animali e cerco di ridurre al massimo il consumo di carne e pesce provenienti dall’allevamento intensivo o dalla pesca indiscriminata, faccio la stessa considerazione anche per le uova deposte da polli allevati secondo certe caratteristiche e nel rispetto della loro natura.

Recentemente ho scoperto che le uova, al di là di quello che è pubblicizzato sulla confezione, hanno impresso sul guscio un codice che ne traccia totalmente la provenienza. Per certificare un uovo deposto da una gallina allevata a terra, all’aperto, libera di muoversi e nutrita solo con alimenti naturali e senza l’uso di antibiotici la prima cifra del codice deve essere 0. Provate a guardare la prima cifra riportata sulle uova che consumate abitualmente. Se vi va bene è 1, se non addirittura 2.

Ormai non compro più uova che non rispettino queste minime regole, perché anche le galline possano avere una vita dignitosa. Perché mangiare carne non implica ignorare come vivono la loro vita gli animali di cui ci nutriamo. E sono convinta che non ci sia bisogno di arrivare a scelte estreme come il vegetarianesimo o il veganesimo, che pure rispetto, per occuparsi e preoccuparsi delle condizioni di vita e di macellazione degli animali. E’ possibile scegliere solo certa carne e certo pesce e, se quello non è disponibile, farne a meno.

Per tornare alle uova, dopo aver fatto la mia scelta di acquistare solo quel tipo di uova, mi sono soffermata ad analizzare anche la confezione. Anche in questo caso il materiale di scarto abbonda. Per di più troviamo uova con la confezione in plastica rivestita di una copertura in cartone. Doppio spreco, quindi. Al momento sto cercando di acquistare solo confezioni di carta, meglio se prive di copertura ulteriore, quando non riesco a procurarmi uova sfuse direttamente dal contadino.

Per arrivare ad individuare le uova che rispettassero tutte queste caratteristiche ho passato svariate mezz’ore al supermercato ad analizzare tutte le confezioni di uova, non lo nego! Certe scelte richiedono tempo e costanza, la stessa costanza di cui si parlava all’inizio e che è la primissima caratteristica necessaria per operare un cambiamento nelle proprie abitudini.

Da quando mi sono sposata e in casa siamo in due ho dovuto anche conciliare le esigenze di entrambi con certe scelte che già mi appartenevano.

Una delle cose più difficili da gestire è stata (ed è ancora, in parte) la colazione.

Personalmente dalla mia colazione, già da tempo, avevo ridotto drasticamente i prodotti industriali limitandomi all’acquisto dei cereali circa una volta al mese, per il resto avevo sempre ovviato con il pane, le uova oppure con torte preparate in casa.

Davide, invece, a colazione mangia i biscotti. I biscotti. Roba che io ho smesso di consumare alle elementari!

Se preparo dei dolci semplici da credenza li mangia ma i suoi preferiti restano comunque i biscotti confezionati. Per cui mi sono dovuta ingegnare anche a preparare biscotti e a trovare ricette che piacessero soprattutto a lui.

Per fortuna che c’è Rossella! Il suo blog è pieno di ricette di biscotti e sui biscotti ha scritto persino un intero libro.

Ad oggi i biscotti che preferiamo entrambi sono i biscottni del buongiorno di Rossella che noi chiamiamo biscotti al caffè e cioccolato e la cui ricetta ho leggermente modificato.

Sono semplicissimi da preparare e con le dosi che vi do otterrete circa 24 biscotti, quindi il fabbisogno per la colazione è ampiamente soddisfatto almeno per una settimana, sempre che riusciate a trattenervi dallo sgranocchiarli in altri momenti della giornata!

Sugli ingredienti non c’è molto da dire, tranne che potete scegliere le gocce di cioccolato sia fondenti che al latte ma la mia preferenza personale va, senza ombra di dubbio, a quelle al cioccolato fondente che si sposa benissimo col caffè.

Inoltre un’altra accortezza nel realizzare la ricetta sta nell’impastare tutto a mano, dal burro con lo zucchero fino all’aggiunta di farina e gocce di cioccolato. Otterrete in questo modo un impasto perfettamente amalgamato e morbido e senza sporcare neppure una spatola!


Biscotti al caffè e cioccolato

Porzioni: 24 biscotti – Tempo di preparazione: 10 minuti – Tempo totale: 30 minuti


  • 100 gr gocce di cioccolato
  • 150 gr burro a temperatura ambiente
  • 100 gr zucchero di canna grezzo
  • 1/2 tazzina di caffè
  • 200 gr farina 00
  • 50 gr amido di mais

Preriscaldare il forno statico a 180° C.

Amalgamare il burro con lo zucchero lavorandolo con le mani fino ad ottenere un composto dalla consistenza cremosa.

Aggiungere il caffè, la farina e l’amido setacciati ed amalgamare bene lavorando il composto sempre con le mani. Infine aggiungere le gocce di cioccolato.

Formare delle palline del diametro di un paio di centimetri e disporle distanziate in una teglia rivestita di carta da forno.

Schiacciare le palline con i rebbi di una forchetta ed infornare a metà altezza per 10 minuti.

Sfornare e mettere a raffreddare su una gratella.

Appena sfornati i biscotti saranno ancora morbidi ma, una volta raffreddati, acquisteranno la giusta consistenza. Per cui resistete alla tentazione di cuocerli di più per non renderli eccessivamente secchi.

Con queste dosi avrete bisogno di infornare due teglie di biscotti per esaurire tutto l’impasto.


Se, come me, siete interessati a ridurre gli sprechi in cucina e prediligete una cucina sana e nutriente vi consiglio Honestly Good, l’ultimo libro di Csaba Dalla Zorza che fornisce un sacco di preziosi consigli su quello che, per lei, significa mangiare bene.

Se, invece, siete interessati ad approfondire l’argomento della spesa intelligente, quella che cerca di limitare gli sprechi e di mettere nel carrello solo determinati prodotti sani e di provenienza sicura, vi consiglio questo approfondimento a cura di Slow Food, troverete anche una guida su come scegliere le uova in base a ciò che vi ho raccontato nel post.

Infine vi lascio un calendario della stagionalità del pesce nei nostri mari, argomento di cui si parla ancora troppo poco. Anche il pesce, come la frutta e la verdura, ha una sua stagionalità, un suo ciclo di vita che ne determina il periodo di pesca. Scegliere pesce di stagione significa mangiare pesce cresciuto in natura (anche se il sempre maggiore inquinamento dei mari, in certi casi, porterebbe a prediligere il pesce di allevamento), minimizzare i costi di conservazione, evitare l’importazione e quindi il trasporto del pesce per lunghe distanze e, di conseguenza, il traffico dato dai mezzi pesanti, rispettare l’ecosistema dei nostri mari.

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